DAL MAESTRO D’ARTE MICHELL CAMPANALE

“LA DONNA ARCAICA”

NELLA PITTURA E SCULTURA DI

XANTE BATTAGLIA

Pittore, scultore, fotografo, maestro di prestigio internazionale, con recensioni di grandi nomi come Pierre Restany, Michel Tapie, Thomas Messer direttore del Guggenheim Museum di New York e giornalisti di autorevoli quotidiani come “Libero” e “Il Giornale” – gia’ 1^ cattedra di pittura presso l’Accademia di Belle Arti “Brera” di Milano

a cura del maestro d’arte Michell Campanale

pittorescultore studioso di semiologia e simbologia dell’arcaico

La donna arcaica… come arcaico e’ il termine “mamma”, mater-materia, il termine in assoluto primigeno, della struttura psico-locutoria umana.

Sottile impressione che xante battaglia, com’e’ nella sua natura artistica “anarchica” e libera da convenzioni, volesse sovvertire anche la genetica umana, le regole della creazione e quindi come se la donna fosse stata generata prima dell’uomo, del maschio: il maschio dunque una conseguenza della donna. La donna quindi prima dell’uomo e che genera dunque l’uomo.(teoria contrapposta al millenario escursus teologico bibblico, teoria che fa tuttavia riflettere visto che comunque la specie si genera tramite l’espulsione del corpo dall’alveo materno femminile, e nulla comprova sperimentalmente e scientificamente che il primo elemento umano in assoluto, sia stato maschile.

Una donna onnipresente nella vita reale ed artistica del Battaglia, .

Ove presenza e assenza divengono unicita’ e paradosso,( l’assenza femminile ripetuta, in quanto presenza femminile ripetutamente interrotta lella vita reale del maestro, divengono eternita’ perche’ ciclo alterno continuo )

Una donna, nel battaglia, con la quale conservare un rapporto arcaico, il rapporto indissolubile di madre-figlio.

Un contratto irrescindibile che il battaglia conserva nell’attualita’, e a cui non intende rinunciare, rimanendo eternamente figlio, eternamente bambino.

Un’infantilita’ rimarcata da un’arte genuina e spontanea, senza censure come il prodotto comportamentistico tipico dell’eta’ evolutiva, quasi un complesso di edipo, un attacamento erotico a una donna arcaica che accudisce, cura, da’ calore, psichico e corporeo.

Un simbolo eterno, la donna arcaica, solenne e inattacabile dal tempo, incarnata nella tridimensionalita’ scultorea del battaglia.

Richiamando la forza inossidabile della monumentistica maya (vedasi il busto su cui posa e la postura stessa della donna arcaica) o tratti dell’estetica egizia (vedasi gli occhi della donna arcaica), (quali migliori simboli di eternita’?)

O addirittura richiama l’architettonica dei dolmen (vedasi la posa orizzontale in cima che si incrocia con i veli rigidi verticali sul capo della donna arcaica), che in quanto dolmen, antica monumentistica funeraria, inneggia all’immortalita’ dell’anima, a una morte non come cessazione, ma passaggio a un’altra dimensione (MEM in ebraico, lettera-concetto che ha duplice significato di morte e nutrimento –da MEM si origina la parola MAMMA), una sorta di totem come esorcizzazione al timore dell’ultimo lascito, ma anche un passaggio-porta a un’altra dimensione oltre la tomba.

La donna arcaica perche’ immortale, quindi ferma e immobile nel tempo, e dunque rappresentazione del tempo stesso ma “ paradossale” perche’ in quanto arcaica, simboleggia anche presente e futuro in quanto eterna come una saggia anziana ultracentenaria che tutto sa e che a tutto sa rispondere e che ad ogni problematica trova soluzione.. che con la sua calda calma contiene il panico del giovane che in lei si ripara.

Dunque la “vecchia nonna“ (NUN in ebraico, lettera-concetto teosofico che sta a indicare il concetto di NUOVO INTESO COME L’ALTRO, L’ALTERNATIVA, PASSAGGIO ALL’ALTRA DIMENSIONALITA’ DELLA REALTA’, LA NUOVA DIMENSIONE DELLA SOSTANZA DEL COSMO, L’INTANGIBILE, L’ETERE, L’ONDA)…che tanta importanza assume nei sobborghi popolari, specie di alcune zone dell’area meridionale d’italia (se non altro il maestro e’ di origine di una cittadina calabrese)..sobborghi pregni ancor delle usanze e delle credenze fondanti sulla saggezza popolare e sul matriarcato.

Tutto quanto sinora descritto, e’simboleggiato e condensato mirabilmente nella donna arcaica dal maestro battaglia.

Nella vecchia..nella saggia…vi e’ la personificazione al femminile dello stregone, o sciamano, di cio’che accade nelle tribu’ sciamaniche degli indiani d’america o delle tribu’ dell’africa nera o dell’ amazzonia.

Tratti di tali tribalismi emergono dalla somatica facciale della donna arcaica(vedasi gli occhi a nocciolo di mandorla e la forma maxillo-facciale per lo piu’ semi-ellissoidale, che richiamano le maschere tribali riportateci da alcune pitture di gauguin, (eredita’ com’e’ noto dei molteplici viaggi dell’’artista francese) o che riscontriamo in alcune pitture pre e post-cubiste di picasso.

La donna arcaica dunque impersona appieno il significato primordiale delle prime rappresentazioni simbolico- artistiche dell’uomo antico, i primi “archetipi”, le prime pulsioni, le forze cosmiche o bioritmi,rappresentati in primordiali simboli e segni,.

La prima semantica che muove verso la composizione delle prime forme, l’ imprescindibile propensione coattiva della psiche umana a “condensare il pensiero in forme”(si pensi al noto test psichiatrico della farfalla di Rorschrach),

A racchiudere il pensiero in “superfici delineate da perimetri di poligoni dalle miriade di lati”, come usava definire le forme in natura, l’incommensurabile Kandiski.

Gli archetipi, o in cartomanzia “arcani maggiori”, a cui tanto si ispira l’alef-beit ebraico.

e la donna arcaica condensa appieno in se la simbologia della beth, seconda lettera dell’alfabeto ebraico, o “b” nell’alfabeto italiano, che corrisponde nella cartomanzia, all’arcano della “papessa”, colei che governa non con la forza tipicamente machile “ yang”,della coercizione e della forzatura, ma governa con la saggezza armonica dello spirito equanime, con la forza tipicamente femminile dell’induizone o della seduzione (“..dai alla tua pecora o capra un prato ove pascolare:cosi’ sara’ sotto controllo…” – cosi’ scrive nel tao te ching il saggio lao tzu, nel 3000 a.c..

Il noto principio del wu wei, il non agire taoista, splendidamente simboleggiato nella donna arcaica dalla sua postura di placato e imperturbabile accovacciamento meditativo, di “attiva passivita’ di controllo e immobile governo).

La donna arcaica, madre inimitabile e ideale,splendente e viva nel mondo “noumenico”(vedasi sopra i concetto teosofico ebraico di NUN) del battaglia, ma modello di donna e sposa inesistente e impossiibile nel mondo fenomenco e manifesto. Una ricerca continua e ciclica, ma mai del tutto esaudita perche’ inesaudibile, utopica e ideale, quasi” volutamente inimitabile”.

Conclusioni.

La donna arcaica e’ dunque un condensato delle molteplici reminescenze dell’arcaico storico genetico umano inciso e inscritto indelebilmente nel DNA umano.

E’ il totem dell’ esorcizzazione del dolore della separazione della morte, mai rielaborato, conosciuto, ma mai riconosciuto.

Temi tutti, che il maestro Battaglia richiama e condensa nella donna arcaica, immortalandoli nel supremo totem , ibernando in esso, in dono alle future generazioni, una incommensurabile eredita’artistica e culturale.

M° Michell Campanale

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