Croce Rossa Rimini, due funzionari rinviati a giudizio ma i dipendenti non sono tutti uguali

Due funzionari della Croce Rossa Italiana sono stati rinviati a giudizio per abuso di ufficio. I fatti si riferiscono Comitato Provinciale di Rimini, ai tempi in cui era ancora pubblico. Secondo quanto si legge sulla cronaca romagnola, sarebbe stata agevolata l’assunzione di una tizia, scavalcando una graduatoria che si era formata.

A prescindere dalla cronaca spicciola, che deleghiamo ad altri giornalisti molto più bravi di noi, vorremmo farvi riflettere su due particolari. Il primo è che, a differenza di altri Enti pubblici tirati in ballo quotidianamente dalla cronaca, l’ufficio stampa di Croce Rossa Italiana, quello che siede sulle sue poltrone di via Toscana e ha articolazioni che si diramano come le arterie fino ai Comitati Locali sparsi in tutta Italia, sulla vicenda non ha scritto un rigo. Questa è una precisa strategia di comunicazione, nella quale si vuol far accomunare all’uomo della strada, quello che paga le tasse e se cerca moglie sposa la casalinga di Voghera, l’idea di una gestione allegrotta di tutta la vecchia Cri, che in fondo i presidenti e i funzionari amministrativi siano tutti uguali, che prima si faceva sempre così e quindi smantellare la Croce Rossa non è arrecare un danno ma offrire un servizio, lautamente pagato, a tutta la Nazione.

Fateci caso, gli altri uffici stampa pubblici in casi analoghi partono con una geremiade di distinguo isolando, come è naturale, le mele marce dalla generale abnegazione e senso altissimo dei doveri di ufficio degli altri dipendenti. Capiamo anche che in via Toscana gli ordini di scuderia sono altri. La seconda questione su cui vogliamo attirare la vostra ormai stanca attenzione riguarda l’assetto giuridico dei Comitati. I due imputati di reati contro la pubblica amministrazione sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza in quanto il Comitato Provinciale di Rimini, all’epoca dei fatti in contestazione, era un Ente pubblico, altrimenti il Presidente in questione se avesse posta in essere la medesima condotta oggi, fine ottobre del 2015, si sarebbe comportato come un Ronzi qualsiasi, biasimato dai cultori dell’ortodossia amministrativa ma assolutamente indenne da pena e da macchia anche se preso con le mani sul pacco.

Assumere chi si vuole, senza badare a graduatorie ma magari sollecitati in qualche maniera, contrarre con chi ci aggrada magari su segnalazione di qualcuno, nella nuova Cri, quella dei Comitati Provinciali e Locali trasformati in aps, è la norma, non l’eccezione, perché la Legge consente ai nuovi dirigenti di fare anche questo. Se la nuova Croce Rossa sarà spaccata in due, nella strategia del presidente Rocca, un motivo ci sarà, e non ci si venga a raccontare la storia della snellezza e dell’efficienza perché allora la stessa motivazione dovrebbe valere per l’Arma dei Carabinieri, la Regione Puglia o tutto il Sistema Sanitario Nazionale. Le ragioni sono altre e comprendono, nel piano, anche il dissolvimento della funzione pubblica del Corpo Militare. Avere tra i piedi persone che, anche se in formale congedo attraverso lo status militare, hanno l’obbligo di rapporto, denuncia o referto in quanto Pubblici Ufficiale e, nel caso vengano colti con il sorcio in bocca, la pena triplicata solo in ragione della loro qualità personale, rappresenta un forte ostacolo per chi si appresta a fare cenere di tre secoli di gloria e servizio del Paese e dei suoi cittadini più deboli, mentre voi continuate a chiamare questa strategia “privatizzazione”.

Fonte: http://bari.ilquotidianoitaliano.it/ichieste/2015/10/news/croce-rossa-rimini-due-funzionari-rinviati-a-giudizio-ma-i-dipendenti-non-sono-tutti-uguali-96387.html/

Pubblicazione autorizzata con citazione della fonte

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Autore:assocfe

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